Giornata Internazionale della donna: perché l’8 marzo?

Giornata internazionale della donna

Perché si celebra la festa della donna?

La festa della donna, giornata internazionale, si celebra l’otto marzo sin dal 1909.
Tale ricorrenza è stata instaurata per celebrare e ricordare tutte le conquiste politiche, sociali ed economiche a favore delle donne e per essere da monito alle generazioni future di tutte le violenze e le discriminazioni subite.
Vi starete chiedendo come mai venne scelto come giorno l’otto marzo. Erroneamente si accosta questa festività ad un avvenimento tragico avvenuto nel 1908; tuttavia gli avvenimenti che hanno portato ad istituire la Giornata Internazionale della donna sono numerosi e occupano la maggior parte del Novecento. Cerchiamo di scoprire insieme quale è la vera storia e quale è il vero significato del fiore che si lega a questa ricorrenza.

La falsa storia.

Molte sono le supposizioni del perché proprio l’otto marzo viene festeggiata la festa della donna. A seguito della Seconda Guerra Mondiale si è attribuito alla scelta di tale data un evento che ha sconvolto l’intera New York. L’otto marzo 1908 in un incendio morirono centinaia di operaie nella fabbrica Cottons appunto di New York. Tuttavia si suppone che tale avvenimento, mai avvenuto, venga confuso con l’incendio della fabbrica tessile Triangle del 1911. In questa tragedia morirono 146 operai, di cui 123 donne.
Altre versioni vengono associate all’otto marzo, come ad esempio la violenta repressione poliziesca di una manifestazione operaia avvenuta a New York, altri ancora parlano di scioperi avuti luogo a Chicago o Boston.
Molti fatti simbolici, che aiutano a rendere ancora più importante la festa della donna, si accostano a tale ricorrenza proprio per enfatizzare ancor di più il suo significato. Tuttavia, la vera storia è di diverso tipo e totalmente legata alla rivendicazione dei diritti del genere femminile.

Le nostre proposte

Cosa rappresenta davvero la festa internazionale della donna?

Dovrete porre attenzione al fatto che nel Novecento i diritti di parità non esistevano ancora, ma è proprio in questo secolo che le donne iniziano a rivendicare i loro diritti e a mettere in ginocchio un’intera società. Tutto ha inizio con il VII Congresso della II Internazionale socialista del 1907 tenutosi a Stoccolma. Una questione importante discussa dal congresso fu la questione femminile e con essa annessa il voto alle donne. Si votò un notevole risultato da parte dei socialisti: il suffragio universale. Pochissimi giorni dopo una Conferenza internazionale delle donne socialiste decretò la creazione di un Ufficio di informazione delle donne socialiste e ne venne eletta segretaria Clara Zetkin.
Bisogna inoltre ricordare che i socialisti non volevano alcuna alleanza con le femministe borghesi ed appunto la socialista Corinne Brown si ribellò alle decisioni del congresso annunciando che questo non aveva alcun diritto di decidere a priori come procedere e soprattutto con chi lavorare per i proprio diritti. E dunque, la stessa Corinne coordinò la conferenza del Partito socialista, svoltasi a Chicago, alla quale furono invitate tutte le donne a partecipare, prendendo così il nome di “Woman’s Day“. Proprio durante l’assemblea vennero denunciati i soprusi dei datori di lavoro sulle operaie, le loro discriminazioni, i bassi salari e i duri orari di lavoro e venne espresso il diritto al voto. Fu così riservata l’ultima domenica di febbraio del 1909 alla giornata della donna: prima giornata della donna 23 febbraio 1909.

Prosieguo della storia: come si arriva all’otto marzo.

La giornata internazionale della donna venne istituita esattamente l’anno successivo, nel 1910 a Copenaghen, quando durante la seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste ci si concentrò sulla rivendicazione dei diritti delle donne. Però questo non portò ad avere un giorno preciso per la sua celebrazione: negli Stati Uniti continuò a svolgersi nell’ultima domenica di febbraio, mentre in alcuni paesi europei si svolse in giorni differenti.
Purtroppo, a causa dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, i paesi belligeranti interruppero la celebrazione della festa dei diritti della donna e anche la riunione del congresso. Ed è proprio nel 1917 che entra in gioco la data dell’otto marzo. Questo accadde, in quanto, a San Pietroburgo, le donne manifestarono nella capitale per la fine della guerra. Così a Mosca, durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste si proclamò l’otto marzo come Giornata internazionale dell’operaia. Per quel che riguarda il nostro paese, la prima ricorrenza venne festeggiata nel 1922 e non esattamente l’8, bensì la domenica successiva, ovvero il 12 marzo.

Festa della donna in Italia.

A Roma nel 1944 venne fondata l’associazione UDI, Unione Donne Italiane, per istituire tale giornata, in accordo con il resto del mondo, l’otto marzo. Infatti, nel 1945 in tutte le zone dell’Italia libera venne celebrata la prima giornata interazionale delle donne. Nel 1959 alcune senatrici proposero un disegno di legge per rendere la festa della donna una giornata nazionale, ma il progetto venne del tutto abbandonato e non accolto. Con l’avvento degli anni settanta, grazie alla diffusione del movimento femminista, l’opinione pubblica iniziò a voltare pagina. Importantissimo e di rilievo fu il 1972: in piazza Campo de’ Fiori con la presenza dell’attrice Jane Fonda, le donne manifestavano per la legalizzazione dell’aborto, della liberazione omosessuale e tante altre cose a favore del genere femminile. La manifestazione, apparentemente pacifica, venne interrotta dall’irruzione della polizia che, senza alcun ordine, caricò e manganellò le povere donne lì presenti. Proprio per questo in tutta la penisola vennero dedicate molte strade, piazze e giardini all’otto marzo.

La decisiva formalizzazione dell’ONU.

L’organizzazione delle Nazioni Unite proclamò l’anno 1975 come l’Anno Internazionale delle Donne, che venne festeggiato da tutti i movimenti femministi con grande gioia. In quell’anno vennero ricordati i diritti conquistati e la parità raggiunta tra uomo e donna fino a quel periodo, confermandone inoltre l’importanza. Inoltre nel 1977 l’ONU chiese ad ogni nazione di istituire un giorno all’anno per la Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale, riconoscendo così il grande impegno delle donne per la detenzione della pace e impegnandosi per la paritaria partecipazione attiva delle donne nella vita civile e sociale del proprio paese. L’otto marzo venne scelta da molte nazioni come data per la celebrazione di tale ricorrenza.

La mimosa: il fiore rappresentante le donne.

Giornata internazionale della donna
La mimosa il fiore dedicato alla festa della donna

Vi sarete sempre chiesti come mai il fiore simbolo della festa della donna sia proprio la mimosa, ed ecco dunque la spiegazione.
La scelta di tale fiore risale alla fine della guerra, precisamente al 1946, secondo un’idea di Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei (organizzatrici delle celebrazioni romane), che acquisirono la mimosa come simbolo essendo un fiore poco costoso e che fiorisce esattamente nei primi giorni di marzo.

La visione attuale della Giornata Internazionale della donna.

Al giorno d’oggi non viene rispettato il valore iniziale di questa ricorrenza. La maggior parte delle donne prende tale giornata come l’occasione giusta per dedicare del tempo a se stesse e per ricevere maggiori attenzioni da parte dell’intera società. E’ diventata, ormai, una festa atta al consumismo, come tante altre feste. Ci si concede qualche piccolo regalo per rivendicare la propria autonomia, buttandosi alle spalle quelli che sono stati i sacrifici di tante altre donne per arrivare alla parità finora ottenuta. Tuttavia, vi sono molte organizzazioni che mirano alla sensibilizzazione della società affinché venga raggiunta la parità nei campi in cui ancora vi è un grande divario tra i due sessi, come ad esempio il salario inferiore rispetto agli uomini e il numero inferiore di posti per settori che richiedono maggiori responsabilità. Nonostante le donne abbiano ottenuto maggiori posti di lavoro, non hanno le stesse retribuzioni e quindi vi è un divario qualitativo ancora da sanare.

© Riproduzione riservata