Trash the Dress: ecco cosa fare con l’abito da sposa dopo il grande giorno

Trash the dress

Si chiama Trash the Dress, tradotto, distruggi l’abito da sposa e viene da oltre Oceano. Ma guarda un po’, e noi che pensavamo fosse un rito apotropaico salentino! Gli americani non si smentiscono e sui blog italiani c’è chi grida al sacrilegio. Noi crediamo si possa essere più indulgenti e indosseremo i panni dell’avvocato del diavolo.

Trash the Dress: non esattamente una moda

Gli americani esagerano sempre, tutto da loro è big, anche il modo di esprimersi. Se traduciamo il nome di questa pratica utilizzando uno stile italiano potremmo rinominarla: sporcare il vestito nuziale non è un dramma. Il Pragmatismo, non a caso, è una corrente filosofica sorta in America ed è probabile che il Trash the Dress sia nato per risolvere questioni pratiche.

Le nostre proposte

Un giorno, probabilmente, una coppia americana o un fotografo coraggioso hanno proposto di posticipare, rispetto al giorno del matrimonio, l’intero reportage fotografico. Una location particolare o uno stile di vita da comunicare premevano per indurre all’abbandono di quelle immagini stereotipate e ingessate che tipicamente formano gli album fotografici nuziali, analogici o digitali che siano.

Set fotografici alternativi e sposi meno imbalsamati

Presentarsi in chiesa o al banchetto nuziale con i vestiti sporchi d’erba e di sabbia, o bagnati, sgualciti e strappati non è uno scenario auspicabile. Distruggere l’abito da sposa non è il fine. La stessa disapprovazione rivolta a questa pratica di origine americana potrebbe essere indirizzata alle finte sposine dell’ottocento che caricano sul proprio account Instagram 20.000 snapshot al giorno.

Il fine, si diceva, è poter slacciare il corsetto, allentare la cravatta o poter giocare sulla spiaggia senza doversi preoccupare dello strascico. Poi si sa, quando si è felici e ci si diverte è facile lasciarsi prendere la mano, fino a scambiare il vestito del coniuge per un quadro di Jackson Pollock.

Quando il Trash the Dress è davvero un gesto apotropaico

Si dice che distruggere il proprio vestito da sposa sia un gesto originariamente teso ad eliminare ogni possibilità di indossarlo nuovamente, ossia di sposarsi una seconda volta. Un voodoo per assicurarsi un amore e un matrimonio senza fine.

Oibò, se la distruzione è fine a se stessa perché non renderla davvero simbolica appendendo la veste martoriata, come una maschera africana o un quadro di Daniel Spoerri, sulla parete che sovrasta il divano di casa? Se adotterete il suggerimento saremo pronti a difendervi davanti al tribunale delle tradizioni.

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